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        Questo modo di presentare va a nostro giudizio molto bene; infatti cogliamo all'opera
     Enrico Fermi con i suoi allievi, sentiamo il palpitare della scoperta, l'ansia ed il correre
     tra i corridoi di via Panisperna di Amaldi, Segrè, Rasetti e Fermi stesso. Voglio osservare
     che in un liceo buona parte di questo racconto si può fare e può essere capito, può anzi
     essere di ispirazione ad una ulteriore curiosità di sapere.
        È certo che la scoperta delle proprietà dei neutroni lenti e la rapidità della sua in-
     terpretazione ci danno un nuovo esempio della potenza di Fermi rispetto ad un inatteso
     fenomeno naturale.
        Dal 1935 al 1938 seguirono anni di intenso riordino, seppure piuttosto confusi, anche
     per la incerta situazione politica italiana. Sin che il racconto di Ugo Amaldi ci porta
     alla scoperta, non prevista, inattesa, della fissione nucleare. Nell'ultima parte delle nota
     di Amaldi si riportano i risultati dagli anni sessanta in poi della fisica delle particelle
     e della fisica nucleare. Due campi che lo stesso Fermi non ha mai voluto chiaramente
     distinguere.
        Il racconto delle enormi conseguenze civili delle proprietà dei neutroni e della fissione
     viene dalla nota di Carlo Salvetti, che adesso commentiamo. Riprenderemo poi il racconto
     della ricerca fondamentale sui nuclei e sulle particelle subnucleari.


        6·10. Carlo Salvetti. - Il racconto di Carlo Salvetti inizia dalla scoperta della scissione
      (1938) e ci presenta la "Nascita dell'energia nucleare: La pila di Fermi" [6].
        Salvetti fa un racconto dettagliato ed incalzante di tutto il contrasto storico e scien-
      tifico, in tempi di guerra e di angoscia, in cui la vicenda "pila" si evolve. Non può non
      lasciarci pensosi e commossi il fatto stesso che quell'Enrico Fermi e gli altri grandi fisici
      che sette anni prima avevano svelato al mondo le forze deboli e le forze nucleari per puri
      fini di ricerca scientifica si sono dovuti impegnare per arrivare primi alla conquista di
      una nuova grande risorsa di interesse civile e militare come l'energia nucleare. Il rac-
      conto di Salvetti, che ha Fermi come inevitabile protagonista, si estende dal 1939 a quel
      2 dicembre 1942 quando la Pila entra in funzione divergente, e si dimostra al mondo
      la disponibilità di una nuova energia. Si noti in quell'intenso drammatico racconto il
      "vertice" della nostra avventura umana, allorchè la pila diviene critica, e viene lasciata
      funzionare per 28 minuti, con un k eff = 1,0006 ed una potenza massima di 1/2 watt.
      Ricordiamo quel monumento dedicato a Chicago alla pila e ad Enrico Fermi, e proprio
      nel luogo dove la prima pila funzionò.
         Questo successo, e la dura strada per arrivare ad esso, sono ben descritti da Carlo
      Salvetti, che è stato uno dei maggiori responsabili per lo studio e l'impiego dell'energia
      nucleare a fini pacifici in Italia. Il suo racconto apre la via ad una varietà di considera-
      zioni che possono portare ad ammirazione come a tormentose meditazioni per quanto gli
      uomini, se ben coordinati da una mente eccelsa, possono fare.
        Dopo il racconto di Salvetti, che si ferma a quel 2 dicembre 1942, che ci dimostra la
      completezza di Enrico Fermi anche come fisico sperimentale, e la sua coerenza e deter-
      minazione nel raggiungere un fine, viene spontaneo interrogarsi sulle conseguenze della
      prima pila di Enrico Fermi, e sugli sviluppi attuali delle nuove energie.
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